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Dipinto di D. Witold Urbanowicz, SAC, membro della Regione francese
"Misericordia di Dio", realizzato appositamente per quest'anno giubilare
che rappresenta l'universalità dell'Unione.

"Fate risplendere la santità di Dio" (cfr. Matteo 5,16)

Essere santo ed apostolo era per il Pallotti un desiderio costante e una forza di slancio missionario per proclamare il Vangelo in ogni ambiente.

All'inizio dell'anno di celebrazioni in occasione del 50° anniversario della Canonizzazione di S. Vincenzo Pallotti (1963-2013) il Rettore Generale della Società dell'Apostolato Cattolico, D. Jacob Nampudakam, augura che, su modello di san Vincenzo Pallotti, tutti i membri dell'Unione dell'Apostolato Cattolico rinnovino la loro vocazione alla santità e all'apostolato.

♦ ♦ ♦

Di seguito riportiamo l'omelia del Rettore Generale, proferita durante la Celebrazione Eucaristica inaugurale della terza Assemblea Generale Ordinaria dell'Unione dell'Apostolato Cattolico, il 14 gennaio 2012 a Grottaferrata, Roma.

Cari fratelli e sorelle della Famiglia Pallottina,

 Il brano evangelico di oggi parla della chiamata di Levi, il pubblicano. Era una persona apparentemente odiata dalla gente comune perché era visto come un collaboratore dell'Impero Romano. Gesù, vedendolo seduto al banco delle imposte, gli disse: "Seguimi" e lui si alzò e seguì il Signore. Più tardi Gesù ha cenato a casa sua con molti pubblicani e peccatori, perché molti di loro erano suoi seguaci. Gli scribi del partito fariseo non erano certo contenti con queste azioni di Gesù. Hanno chiesto: "Come mai egli mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?". All'udire questo, Gesù disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori ".
Perché Gesù è andato contro le norme sociali del tempo? Probabilmente avrebbe potuto trovare tante altre persone che erano più rispettate e accettate dalla società per essere suoi discepoli. Eppure è andato con la gente semplice come i pescatori e i pubblicani. Alla fine, nessuno di essi l'ha abbandonato; forse solo uno. Sono rimasti fedeli alla loro chiamata fino al punto di dare la loro stessa vita per il Maestro.

 

In realtà, la stessa vita terrena di Gesù è piena di contraddizioni e paradossi. Il Figlio di Dio ha voluto nascere in una mangiatoia tra animali e pastori del campo. Ha vissuto questa povertà radicale fino alla sua morte in croce. Egli ha mostrato che è solo perdendo se stessi che ci si ritrova, è morendo che si trova la vita. Ha detto che agli occhi di Dio i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi.

Questa mattina cominciamo l'Assemblea Generale dell'Unione dell'Apostolato Cattolico - un momento di discernimento e di progettazione per la realizzazione più completa della visione profetica del nostro Santo Fondatore, san Vincenzo Pallotti. Preghiamo lo Spirito Santo affinché ci illumini e ci guidi nelle nostre deliberazioni. A questo punto, partendo dal messaggio del brano evangelico di oggi, mi sorgono alcune domande.
Siamo noi, membri dell'Unione, in grado di pensare e di agire in modi che siano diversi dalle norme e dalle consuetudini accettate dalla società, proprio come Gesù che ha osato chiamare un esattore delle tasse, piuttosto che persone cosiddette buone e giuste? Abbiamo il coraggio di essere diversi nella nostra vita cristiana? Siamo in grado di prendere la "strada meno battuta"?

Il punto di partenza del nostro nuovo viaggio deve essere la gratitudine a Dio per quello che siamo stati in grado di raggiungere per quanto riguarda l'Unione. Grazie al Presidente, D. Derry Murphy, al Segretario, D. Rory Hanly e a tutti i membri dell'UAC in tutto il mondo per il loro impegno e il loro lavoro. Possa Dio continuare a benedire i nostri sforzi per la realizzazione del nostro carisma.

Tuttavia il lavoro non è ancora finito. Girando il mondo, ho l'impressione che Pallotti, nonostante la sua grandezza, rimanga ancora "un tesoro da scoprire" nella Chiesa e anche nel nostro mondo Pallottino. A volte ho l'impressione che siamo troppo "Roma o Italia-centrati" e facciamo i nostri giudizi su altre parti del mondo partendo da ciò che vediamo e sentiamo in questo paese. È vero che l'Italia, e Roma in particolare, svolgono un ruolo speciale perché non si può capire lo spirito del Pallotti senza comprendere la cultura italiana. Eppure il carisma Pallottino è sufficientemente universale nella sua essenza e dovrebbe integrarsi nelle diverse culture per una realizzazione efficace.

Le esperienze mostrano anche che non potremo mai capire l'UAC senza conoscere e sperimentare la spiritualità di San Vincenzo stesso. Collocando l'UAC o più specificamente lo Statuto Generale dell'Unione prima della persona e dello spirito di San Vincenzo Pallotti, sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi. In tutti i nostri corsi di formazione qui a Roma, ogni volta che è stata spiegata la spiritualità di San Vincenzo, tutti sono entusiasti e attratti da essa. Ma le discussioni sull'UAC senza la connessione con San Vincenzo e la sua spiritualità hanno spesso portato a blocchi mentali e a resistenze. Forse è il momento di presentare l'Unione in un modo nuovo.

Nel riproporre l'UAC, vorrei prendere in considerazione tre punti che ritengo molto significativi.
Il primo punto è che dobbiamo concentrarci sulla spiritualità di San Vincenzo. Bisogna prestare maggiore attenzione alla dimensione mistica e contemplativa della spiritualità di Pallotti. Quello che il mondo ha bisogno oggi è di una genuina esperienza di Dio e l'elemento principale e più importante della spiritualità Pallottina è l'esperienza dell'amore e della misericordia infinita di Dio. Nel cuore dell'uomo di oggi c'è anche una sorta di sete mistica. Possiamo chiederci: "Non cerchiamo Dio sempre e ovunque", come ha fatto S. Vincenzo? Dio è veramente il centro della nostra vita e delle nostre attività? Fino a che punto sottolineiamo la ricerca del divino nei nostri gruppi dell'Unione? In realtà, abbiamo bisogno dei "santi ritiri" o dei "Cenacoli", come insisteva San Vincenzo. Come Pallottini, abbiamo bisogno di diventare sempre più contemplativi e mistici nella nostra ricerca di Dio.

Il secondo punto è che abbiamo bisogno di modelli di formazione interessanti ed efficaci per l'Unione. Infatti, il Cenacolo fornisce il miglior modello per la formazione nell'UAC. La presenza dello Spirito Santo come principale agente della formazione, la presenza costante e materna di Maria, Regina degli Apostoli, la condivisione della Parola e del pane nel contesto di una comunità di fede, la trasformazione interna di semplici persone in apostoli di Gesù, la predicazione in tutto il mondo della Buona Novella, ecc..., sono elementi di modelli di formazione efficaci per l'Unione. Va ricordato che le persone che fanno il loro impegno apostolico all'interno dell'Unione non hanno bisogno solo di due o tre anni di formazione iniziale, ma anche di una formazione permanente al fine di garantire che il loro zelo apostolico si rinnovi costantemente. La formazione è un settore in cui possiamo arricchire l'altro. Abbiamo bisogno di avere l'opportunità di condividere le nostre esperienze e di imparare gli uni dagli altri.

Un terzo punto da considerare è la nostra vocazione missionaria e l'impegno dei membri dell'Unione. Gli apostoli non sono rimasti chiusi nel cenacolo, ma sono andati fuori per condividere la loro esperienza di Dio. Allo stesso modo, i membri dell'Unione devono impegnarsi in attività missionarie per rendere l'Unione uno strumento efficace al servizio della Chiesa. L'Unione non dovrebbe essere solo un gruppo di auto sostegno e autosufficiente senza gli sforzi missionari. Se ciò accade, certamente l'Unione morirà. "La messe è molta e gli operai sono pochi". Ci sono tante esigenze pastorali in tutto il mondo, sia di ordine spirituale sia di ordine temporale. È lo spirito missionario che mantiene la Chiesa dinamica. L'UAC è una forza apostolica nella Chiesa e nel mondo e, quindi, dovrebbe impegnarsi in opere spirituali e in azioni caritative di amore e di misericordia. Ogni gruppo dell'Unione ha bisogno di vedere cosa può fare nel suo proprio contesto, sempre nello spirito dell'Apostolato Cattolico. Se la carità non si traduce in azioni concrete a servizio di Dio e degli altri esseri umani, non è vera carità, perché la carità nella sua essenza significa dono di sé.

In breve, ci sono almeno tre sfide davanti a noi oggi: rendere l'UAC fondata sulla vera esperienza di Dio attraverso la contemplazione e la vita mistica; sviluppare modelli efficaci di formazione apostolica dei membri dell'Unione, sempre nello spirito del Cenacolo; coinvolgersi concretamente in attività missionarie come vie per sperimentare ed esprimere l'amore di Dio e la sua misericordia e per condividere il messaggio di salvezza con gli altri esseri umani. Papa Benedetto XVI dice: "La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio (...). Non pochi cristiani, infatti, dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo" (Porta fidei, 14).

Un evento come l'Assemblea Generale dell'Unione in realtà dovrebbe soffermarsi su quali elementi sono essenziali per la crescita dell'Unione. Questi quattro giorni non dovrebbero essere riempiti con argomenti banali, che possono essere facilmente trattati dal Segretariato UAC. Dalla mia breve esperienza in alcuni di questi eventi mi sono reso conto che si spende molto tempo con piccoli problemi a scapito di una seria discussione su questioni essenziali relative all'Unione. Se l'Assemblea Generale o la riunione del Consiglio di Coordinamento Generale non sono preparati per affrontare queste questioni importanti, dove possono essere trattati? È un bene che ci stiamo per concentrarsi sulla questione della "Nuova Evangelizzazione" nel corso dell'Assemblea. In realtà, questo è il momento opportuno per i Pallottini di offrire il proprio carisma alla Chiesa universale come una risposta adeguata alle esigenze dei tempi attuali. Per "Nuova Evangelizzazione" si intendono rinnovati sforzi della Chiesa per affrontare le sfide che la società e le culture di oggi pongono alla fede cristiana. In questo nuovo progetto per rivitalizzare la fede, la Chiesa fa della Persona di Gesù Cristo e dell'incontro personale con lui il centro del suo pensiero, sapendo che Egli darà il suo Spirito e la forza per annunciare e proclamare il Vangelo in modo nuovo e in modo che possa parlare alla società di oggi.

"Per ravvivare la fede e riaccendere la carità" come autentici apostoli di Gesù Cristo in questo mondo che cambia - come suggeriva il tema della XX Assemblea Generale della nostra Società - è la vera sfida davanti a noi. È un motivo di gioia che la Provincia dell'Immacolata Concezione della nostra Società abbia deciso di istituire un "Centro dell'Apostolato Cattolico" a Washington per affrontare la sfida della "Nuova Evangelizzazione" nello spirito del Fondatore e in collaborazione con la Chiesa degli Stati Uniti d'America. Nell'ultima settimana di settembre del 2012, in qualità di Assistente Ecclesiastico dell'Unione, sto organizzando un seminario a Roma proprio per approfondire la nostra riflessione sul carisma Pallottino come una risposta alla sfida della "nuova evangelizzazione".

Il carisma rimane vivace e rilevante solo quando dà una risposta adeguata ai segni dei tempi. Altrimenti rimane stagnante o finirà per morire. L'Unione dell'Apostolato Cattolico è un dono di Dio, attraverso San Vincenzo Pallotti, alla Chiesa universale. Oggi siamo noi a mostrare alla Chiesa che abbiamo davvero un tesoro con noi per rilanciare e rinnovare la fede cattolica e lo spirito apostolico nella Chiesa. Dipenderà molto dal nostro coraggio, dalla visione, dalla creatività, dalla collaborazione e dalla fiducia in Dio, trasformare e tradurre la visione profetica del nostro Fondatore in una tromba evangelica a servizio di tutta la Chiesa. Possa lo Spirito Santo ispirare e guidarci in tutti i nostri sforzi. Amen.

D. Jacob Nampudakam, SAC
Rettore Generale

Grottaferrata, 14 gennaio 2012